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6 novembre 2011 XXXII Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) Sap 6,12-16 / Sal 62 / 1Ts 4,13-18 / Mt 25,1-13
Commento su Mt 25,1-13
PRIMO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Mons. Remo Bonola
Introduzione. La nostra esistenza terrena è un cammino nel buio, illuminato dalla luce della fede e reso sicuro da tre esperte guide dell'eternità. 1. La nostra esistenza sulla terra: Senza Dio, o peggio, contro Dio, la vita dell'uomo nella storia si è rivelata e si rivela tuttora una pericolosa polveriera pronta ad esplodere in . Così Giovanni Paolo II° al V Simposio del 3/10/82 delle conferenze episcopali d'Europa). Parole sacrosante, che purtroppo non possono essere facilmente smentite, al punto, che, un autore contemporaneo nella nostra società riconosce: (M. Quoist in "Parlami d'amore" p.29). 1. La nostra esistenza terrena: un cammino nel buio illuminato dalla luce della fede: La parabola delle 10 vergini meditata attentamente si rivela: 2. Un'importante interpretazione della storia, nel senso, che annunzia il ritorno glorioso di Cristo, raffigurato dallo Sposo, che porrà definitivamente i sigilli alla storia umana di tutti i tempi. 3. L'appuntamento più importante e definitivo dell'uomo con il Giudizio inappellabile di Dio. "Molti mi diranno in quel giorno: < Signore! Signore! aprici! Ma Egli risponderà: (Mt. 7,22). 4. Una consolante allegoria della morte. Questa infatti in tutto il messaggio evangelico viene presentata come: 5. Un banchetto nuziale; 6. Un incontro festoso con lo Sposo, che è Cristo; 7. Futura risurrezione: per una vita eterna felice, per chi sarà in grazia di Dio; per una vita di condanna per chi volutamente si farà trovare ostinato nel peccato. Riflessione. Il 4 aprile 1787 il celebre musicista Amadeus Mozart scriveva al padre Leopold: Mozart morì a soli 34 anni (1756-1791) con questa visione serena della morte. Ma quanti ancora credono a questa visione cristiana della morte? Il convertito filosofo Pascal, era solito dire: . 1. Tre guide esperte per un cammino nel buio; si chiamano: misteri 2. Speranza: "Fratelli, circa quelli che sono morti … non vogliamo che continuiate ad affliggervi come quelli, che non hanno speranza" (2ª lettura). È la guida che anche in mezzo alle difficoltà quotidiane, ci rende sicuri della mèta finale del nostro cammino terreno. Qualcuno però potrebbe dire: A costui rispondiamo, che Dio è come il sole, Egli illumina tutti gli esseri del mondo e se non riusciamo a cogliere la sua Luce, forse è perché teniamo ben serrate le finestre della nostra anima. 1. Sapienza: dice l'autore sacro: . (1ª lettura). Qualcuno potrebbe dire: Non è difficile accorgersene; essa la si conosce dal buon senso, dall'equilibrio e dal giusto modo di valutare cose e persone, tipici requisiti delle persone sagge. ( Da "Parlami d'amore" p.44). 2. Vigilanza: è la guida gioiosa, anche se austera dell'attesa del più grande evento della vita umana: la morte fisica, come passaggio obbligato per entrare nella festa nuziale dell'eternità. Verità sacrosanta questa, ma oggi con il diffuso clima di stordimento abituale e di perdita del soprannaturale, chi ci pensa, o la ritiene ancora familiare alle proprie convinzioni religiose? Nella tradizione della setta mistica mussulmana "Sufi", si racconta che: Uways rispose: . Gli fu obiettato: . A questo punto non ci resta che raccogliere l'aiuto del Vangelo di oggi nel quale il Signore raccomanda con forza la necessità della vigilanza, come virtù dell'attesa: "Vigilate dunque, perché non sapete né il giorno, né l'ora". (3ª lettura). Conclusione. La nostra vita dunque non è altro che un cammino illuminato dalla luce di quelle certezze, che anche l'inquieto ateo Albert Camus invocava, quando afferma: Le certezze, che per coloro che credono, si apriranno al sipario dell'eterna luce del possesso di Dio.
SECONDO COMMENTO ALLE LETTURE a cura di Eduard Patrascu
Lampade... per cosa? Ricordo quanto era "delicato" per noi in Romania, prima dell'89, il problema della luce. La casa dei miei era nella parte finale della rete elettrica del paese, dove la corrente arrivava con sbalzi di intensità notevoli... oppure, tante volte non arrivava proprio (per fortuna non avevamo elettrodomestici!). Per cui, per tutti i nostri vicini era fondamentale avere o procurarsi almeno una lampada, normalmente a gasolio, ma anche ad altri combustibili. Ma, avuta la lampada - e ne bastava una, vi assicuro - non era risolto del tutto il problema, perché bisognava sempre andare in giro a procurarsi il gasolio (l'olio, quando c'era, ovviamente, era adoperato per preparare il cibo), perché se non lo procuravi in settimana, rischiavi di... andare a dormire molto prima di un'ora decente; soprattutto poi in inverno. Quindi, era nella mente e nelle cure di tutti procurarsi il combustibile e non poche volte c'era bisogno di tanta "saggezza" per poterne avere. La parola di Dio di questa domenica gioca su questa traiettoria: la saggezza ed "il combustibile" della nostra vita, nel paragone di una lampada. Colpiscono sin da subito alcuni particolari della parabola: le protagoniste sono 10 vergini, che potremmo inquadrare nella normale compagnia nuziale. Solo che 5 sono chiamate sagge, le altre 5 "stolte". Già da questo equilibrio numerico potremmo concludere che la realtà è caratterizzata da questo fatto: davanti alla vita, le possibilità di scelta sono "numericamente" uguali: tocca ad ognuno saper scegliere quelle realmente buone. A me colpisce molto come quelle dette "stolte", vedendo le riserve delle altre, non si pongono il problema - quando c'era ancora tempo (penso al momento del loro incontro: visto che si assopiscono tutte, si può capire che erano insieme, quindi, in un certo senso, che sono arrivate alla casa dello sposo sempre insieme) - di non avere anche loro qualcosa di scorta. Credo che qui stia il colmo della loro stoltezza: non sapersi "orientare", non essere attente a certi dettagli presenti nel "bagaglio" delle loro compagne. Ed è strano ciò per loro, le quali fanno parte di un "mondo" a cui, normalmente, non sfugge nulla, soprattutto in momenti festivi come sono quelli delle nozze. La saggezza splende dappertutto, si vede, si sente. Solo chi non vuole, solo chi crede di non averne bisogno, solo questi non se ne accorgerà. Invece, colui che ha gustato della sua "dolcezza" anela tutti i giorni dalla mattina: "penso a te nelle veglie notturne [...] dall'aurora ti cerco [...] di te ha sete l'anima mia". In un modo o nell'altro, tutti cercano quel metodo adatto per poter affrontare la vita, così piena di trappole. E questo metodo - chiamato "saggezza" - non è una ricetta ottenuta una volta per sempre, ma bisogna "alimentarlo" tutti i giorni. Ecco perché, oserei chiamare saggezza "l'olio" della nostra vita, o meglio, "l'olio della lampada della nostra vita"! Credo sia molto bello il simbolo della lampada associata alla vita. Quanti momenti bui nella nostra vita! Quante "possibilità oscure" ci si presentano! E allora è necessaria una luce; è necessario che ci sia una "sorgente di luce" per poter schiarire sia la vita, sia le scelte. Ora, si tratta di averne una sicura e che "il combustibile" non si esaurisca facilmente o, meglio, che abbiamo sempre con noi "olio di scorta" per poter alimentare la lampada. E qui sta la prova dell'autenticità della nostra saggezza. Tanti "guru" sono sorti lungo la storia, i quali hanno insegnato e insegnano tutt'ora metodi sempre più facili per procurarsi l'olio, ma sappiamo tutti che le ricette facili sono solo momentanei palliativi, che non risolvono realmente il problema. Il buon Dio la lampada ce l'ha data: è la nostra vita. Lo sforzo da fare è magari "spolverare" questa lampada e aggiustare lo stoppino, poi procurarsi del buon olio, di quello vero affinché la luce della nostra lampada (leggi: vita) splenda di una luce autentica, senza fumi e profumi fasulli. La vita di tante persone è soffocata dal fumo dell'infelicità, della disperazione, della mancanza di orizzonte, dell'oscurità… Hanno forse perso di vista l'importanza della lampada? Oppure hanno esaurito l'olio? Si ricordino tutti che la lampada ce l'hanno; basta trovare del buon olio. E questo lo vende solo un "commerciante" (ricordarsi del mirabile commercium): il Dio di Gesù Cristo. Siamo nell'ottavario della preghiera per i defunti. Ci ricordiamo di loro come delle lampade accese (dalla loro fede, amore, gentilezza, umanità) sulla strada della nostra vita. Accenderemo, in loro memoria, delle candele, simbolo della loro e anche della nostra vita (di fede). Che sia anche il loro ricordo un motivo in più per richiamare alla nostra memoria il valore della nostra lampada e la necessità di adoperarne del buon olio. Ora ci sono anche dalle nostre parti sia tanti modelli di lampade, sia tanti tipi di olio, per non dire che la corrente elettrica è più stabile. Quasi quasi, non c'è più bisogno di lampade… Eppure, tanta gente è sola, infelice, oppressa nel proprio buio, creato tante volte dalla troppa cura per la materialità e la conseguente trascuratezza della propria lampada. Che forse stiamo sbagliando nell'adoperare altre lampade (fasulle) scartando la sola vera lampada, la nostra vita? O stiamo usando dell'olio sbagliato, mistificato? O magari né una, né l'altra, e non ci si pone neanche il problema? Lampada o lampade? E... lampade per cosa? Come si può verificare? Con l'esame della propria vita: se è entrata alle nozze, o se è rimasta fuori, dietro la soglia, la porta della felicità!
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